Ormai è fatta! Non ci restano altro che le finiture e si passa alla storia, quella con la esse maiuscola.
Le lettere di invito sono spedite, gli espositori ci hanno risposto in modo confortante. Tacciono le macchine, le idee custodite per altri momenti; vi è un silenzio come quello che precede le grandi battaglie. Questa è l’ora della riflessione e dell’attesa.
Rivado con la memoria a quando fummo prossimi all’apertura del Museo di via dei Romei: il piccolo ambiente di novanta metri quadri, rifinito con cura magistrale sfolgorava di bellezza: una "chicca". L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Il Presidente guidava tutti con scienza calcolata. Vi erano le ultime cose da sistemare, più che altro le pulizie, all’entrata avevamo costruito una bussola in metallo dipinta di rosso e vetri zigrinati. Faceva copia esatta con una vetrata lucernario a mezza luna posta sul bell’architrave di marmo ambrato sopra la porta che immetteva all’ufficio. Era stata smontata per essere pulita.
"State attenti che non vada rotta"! Era l’imperativo categorico.
Ad un sinistro scricchiolio di pedata rivelatrice di sciagura, seguì immancabilmente come il tuono al lampo il "sacramentare" del presidente, che con le vene del collo gonfie, gli occhi fuori dalle orbite e il volto rosso porpora a un passo dall’infarto, sbraitava contro l’ingobbito Gabriele il quale si scusava in tutti i modi e maniere. Ma oramai il danno era fatto e bisognava rimediare.
"Vai dal vetraio e fatti rifare i vetri della ragna ma in fretta, e mi raccomando uguali"! Comandò imperiosamente Nello sottolineando le parole; "e digli chiaro ciò che vuoi, perché quello è duro di comprendonio".
Come un falco Gabri volò dall’artigiano, spiegò il fattaccio e le ragioni della fretta aggiungendo che il lavoro non era di grande difficoltà, dopo la perorazione tornò in Museo riferendo al Presidente che in due tre giorni i vetri sarebbero tornati al loro posto. Passata una settimana Cinelli chiese a Gabriele: "e i vetri? Dobbiamo inaugurare, e allora! Ci muoviamo"?
"Mi doveva telefonare lui"! rispose Lele.
"Mo va là Gabriele; se aspettiamo quello là a Natale siamo ancora senza ragna, mo’ vai a vedere cosa succede"!
Lele si recò dal vetraio a chiedere spiegazioni. Quello guardandolo malamente gli disse: "non venire più con lavori così complicati, questo te l’ho fatto perché l’ho promesso ma è l’ultima volta che faccio una faticata come questa".
Incartata e legata la ragna sul portapacchi, pagato profumatamente l’artigiano Lele docile come un agnello, puro come un bambino e ignaro del suo destino, tornò alla tana del lupo che lo stava aspettando.
Deposto delicatamente sul pavimento il pacco lo scartò e all’apparire del contenuto a Cinelli si rigonfiarono le vene del collo, gli occhi rischizzarono dalle orbite e con il volto paonazzo questa volta, veramente a un passo dall’infarto; esclamò fuori dalla grazia di Dio: "Cosa sono tutti questi frammenti di vetro va a prendere quello tagliato, non vedi che mi hai riportato quelli rotti"? "Ma sono questi quelli tagliati"! Rispose Lele. Mi avevi detto di farli fare come gli altri e io ho fatto come mi avevi detto tu; tra l’altro il vetraio è impazzito per farli uguali".
Nello lo guardò scuotendo il capo e con rassegnazione gli disse: "mi arrendo, siete davvero una bella coppia e se dovessi scegliere tra i due non saprei chi prendere, parché dividervi sarebbe un vero e proprio delitto"!
Cristiano
sabato 11 aprile 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento